Barche misteriose, topi, furfanti ed escursioni notturne

Scende la notte sulla Città delle Torri.

Sylar e Gandrell hanno da poco abbandonato la Biblioteca, dopo aver conferito con Eldenseer di Oghma e aver ricevuto da lui importanti informazioni e auspici. Coperti dal buio delle vie deserte, cercando un indizio da cui iniziare le proprie ricerche, i due compari decidono di esplorare un po’ la città dormiente.

Gandrell decide che la segretezza sarà loro complice. Inutile rischiare di farsi scoprire dopo l’ora del coprifuoco dalla Guardia Cittadina o destare il sospetto di chicchessia. Lancia su di se un rapido incantamento, ed ecco che la sua intera figura appare ora come un’ombra, praticamente invisibile contro il cielo scuro della notte. Sylar è perplesso: lui è un mezzo-drow, abituato a vedere nella notte, e perfino nell’oscurità del Sottosuolo, come in pieno giorno. Per lui, le ombre non esistono. Ha già veduto molte magie di occultamento, oscurità magica e altro ancora, ma questo sortilegio gli è sconosciuto.

I due coprono rapidamente la riva Nord del fiume, da un lato all’altro della città, da porta a porta. Nessun indizio degno di nota gli rivela un possibile nascondiglio “a cento passi dal fiume”. O meglio, ogni via, ogni edificio, ogni anfratto potrebbe essere una possibile prigione segreta.

Una coppia assonnata di guardie si stringe nei mantelli per difendersi dal freddo della notte nella Piazza della Campana. Troppo tardi per pensare di evitarli, così Gandrell sospende il suo incantesimo e si fa innanzi per anticiparli. Le due guardie sono naturalmente sospettose, ma il tono tranquillo di Gandrell sembra imbonirle.

“Mi chiamo Sacrosil D’Auberonne, della famiglia D’Auberonne di Baldur’s Gate, e questi è la mia guardia del corpo e scudiero, Sylar. Quale momento migliore per apprezzare la bellezza della vostra stupenda città che la quiete di una limpida notte stellata? Stavamo tornando alla nostra locanda, comunque… e speravamo poteste indicarci la strada…”

Sylar però è nervoso, e le guardie se ne avvedono. La più giovane e zelante lo incalza con una serie di domande. Sylar stringe i denti e risponde a mezze parole. Gandrell si rende conto che il suo compagno, abituato a poche parole e molta azione, potrebbe passare alla violenza in un nonnulla. L’ultima cosa di cui hanno bisogno ora è di dover occultare i corpi di due guardie assassinate. Tiene pronto un incantesimo di fascino per ogni evenienza e cerca al contempo di smorzare i toni. Alla fine, nonostante l’insistenza della più giovane delle guardie, e grazie all’accidia della più anziana e compassata, la situazione si risolve. Sylar e Gandrell fingono di allontanarsi in direzione della locanda, ma appena depistate le guardie si rimettono in marcia per esplorare la riva Sud.

E’ proprio davanti al Ponte del Nano, vicino agli approdi presso la Caserma e la Gendarmeria, che l’occhio attento di Gandrell coglie un particolare non irrilevante. Ormeggiata ai moli normalmente riservati alle barche da sottoporre al controllo dei doganieri, ve n’è una che attira la loro attenzione. Una barca fluviale ad un solo albero, dall’aspetto massiccio. Il suo nome non da nell’occhio, come neppure il suo aspetto: “La Perla del Fiume”. Eppure, Gandrell ha già visto quest’imbarcazione.

L’ha vista circa 30 giorni prima, attraccata a un molo del porto commerciale di Silverymoon.
E l’ha vista anche diverso tempo addietro, quando in compagnia di Jorus Azuremantle e di altri due novizi della Guardia Magica s’era recato nella città di Yartar per indagare su misteriosi furti di mercanzie magiche destinate a Silverymoon e provenienti da Waterdeep. Lì avevano scoperto che, all’insaputa della Baronessa della Acque Bellethee Auranthal, un’organizzazione criminale nota come La Mano di Yartar depredava le imbarcazioni dirette a Silverymoon e rivendeva le merci alla Confraternita Arcana di Luskan. Dopo aver assicurato i colpevoli alla giustizia della Baronessa, era spuntato fra gli altri il nome di un mercante fluviale, un uomo di nome Jarthon, che avrebbe fatto da corriere a sua insaputa per tali commerci illeciti. La Baronessa però, conoscendolo di persona, l’aveva scagionato sicuramente.
Quell’uomo era il proprietario, e il capitano, della Perla del Fiume.

Dunque, perché ora quella barca si trova ad Everlund?
Potrebbe trattarsi di un normale commercio, ma la cosa è sospetta. Gandrell e Sylar decidono di indagare approfonditamente.

E’ il momento per Gandrell di sfoderare le sue migliori magie di occultamento per se e per il compare, e per Sylar di entrare in azione in prima persona. Innazitutto, un incantesimo di Invisibilità copre i nostri dallo sguardo indiscreto delle guardie della vicina Caserma, e di chiunque altro. Poi, una rapida ispezione magica sulla barca e sul suo contenuto rivela la presenza di almeno una creatura senziente al suo interno. Questo complica assai le cose, occorre agire in un altro momento per non allarmare nessuno.

Gandrell decide dunque di tornare in locanda per recuperare le proprie risorse magiche e riposare, mentre il paziente Sylar resta di vedetta, invisibile e inudibile, di fronte all’imbarcazione. Appena ne avrà occasione, vuole entrare nella barca per esplorarla.
Ma è solo all’alba che ne ha finalmente l’opportunità. Gandrell lo ha di nuovo raggiunto, ed entrambi sono pronti ad entrare in azione. Quanto l’occupante della barca decide di abbandonarla, il sole è già alto in cielo. Si tratta di un uomo di mezz’età, dall’aspetto assolutamente non appariscente, vestito di abiti larghi e comodi. Ma l’occhio esperto di Sylar capisce che quello non è un semplice marinaio fluviale: le ampie maniche da grassatore, la borsa degli attrezzi alla cintura, la spada dalla larga lama e il coltello occultato alla caviglia lo qualificano senz’altro come un personaggio più che sospetto. Ma la sua esperienza non può nulla contro la magia di Gandrell: non può egli notare le due figure, immobili e invisibili, che attendono nei pressi della barca.

Appena egli si allontana dal molo, Sylar entra in azione.
Con un balzo atletico arriva sul ponte della barca, e in un attimo è già in piedi, attento, pronto a fronteggiare il pericolo. Senza alcun rumore, scivola all’interno della porta e giù per le scale del ponte di coperta. La cabina del Capitano è chiusa da un lucchetto: tornerà qui più tardi.
In fondo al corridodio di coperta, trova la botola per accedere alla stiva della nave: vediamo se davvero si tratta di un semplice mercantile, si dice mentre apre la botola e scruta nell’oscurità. Le poche casse accatastate nella stiva puzzolente non sono certo mercanzia da vendere, come immaginava. Rapidamente, la spada in pugno, scende sul fondo della stiva. I topi scorrazzano liberamente: ben strano che in una barca abitualmente utilizzata non siano stati eliminati questi fastidiosi parassiti. D’improvviso, nell’ombra dietro le casse in fondo alla stiva, qualcosa si muove. In un primo momento, Sylar crede di vedere in quella bassa sagoma furtiva un cane da guardia, o qualcosa di simile. Sa di essere invisibile, ma l’animale può comunque avvertire la sua presenza. Stringe l’impugnatura della spada e si prepara a spacciarlo dovesse essercene necessità.
Poi, dall’ombra, scatta verso di lui una creatura di tutt’altro genere rispetto a quella che s’era immaginato. Il corpo è coperto di irsuto pelo grigio-nero, gli occhi rossi brillano nell’oscurità e gli incisivi taglienti come pugnali balenano nel buio, mentre la coda glabra frusta l’aria. Un ratto gigante!
Il primo istinto di Sylar è di servire la morte sul filo della propria lama a quella disgustosa creatura. Ma in un attimo si rende conto che sarebbe come tradire la propria visita sulla barca. Approfitta della comprensibile esitazione della bestia, che annusa l’aria cercando qualcosa che non può vedere, per arrampicarsi sopracoperta di nuovo e chiudere la stiva.

Ora ha bisogno anche di Gandrell.
Esce sul ponte e attira la sua attenzione con un sussurro. Gandrell lo raggiunge subito con una magia di trasporto a breve distanza, materializzandosi dietro di lui con un sorriso soddisfatto sul volto. Sylar è nervoso e pronto all’azione, e ha rischiato di reagire male a questa manifestazione di potere da parte del Mistico.

“Non farlo più.”
“Non posso garantirtelo…”

Ma non è il momento di schermaglie verbali: il marinaio potrebbe tornare da un momento all’altro e i due debbono completare la loro ispezione. Rapidamente, Sylar torna visibile per poter operare sul lucchetto della stanza del Capitano: se non vede le sue mani, non può scassinare alcunché. Il lucchetto cede facilmente, e i due sgattaiolano dentro, richiudendo dietro di se la porta per precauzione.
L’interno della cabina è spoglio e privo di apparente interesse.
Una rapida ispezione però già rivela un particolare interessante: appoggiato sul comò, uno specchio d’argento dal manico d’osso lavorato. Di certo un oggetto femminile… difficile pensare appartenga a un rude barcaiolo fluviale.
Vicino all’angusto giaciglio, è posato un baule rinforzato. Sylar subito si mette all’opera per aprine la serratura, ma il lavoro si dimostra più complesso del previsto. Qualcosa blocca il suo grimaldello… se solo riuscisse a far ruotare la serratura. Gandrell però può aiutarlo: si fa spiegare bene come e dove agire, e quindi decide di mostrare al suo compare il perché del suo soprannome “Ghosthand”. Con la forza della sua telecinesi, sposta il cursore della serratura in un batter d’occhio, e lo scrigno rivela il suo contenuto allo sguardo attento dei due investigatori.
Dentro, alcune monete di vario conio. Alcune di Waterdeep, alcune anche di Luskan.

E un vestito. Una sottoveste nera, da donna, con corpetto.
Decisamente, il capitano trasportava con sé un’ospite di sesso femminile. Gandrell esamina attentamente il vestito, cercando un indizio di qualche tipo: un capello ad esempio. Purtroppo, non trova nulla di rilevante… a parte forse qualcosa che rotola sul fondo del baule. Una perla. Una piccola perla di fiume, proveniente senz’altro da una collana. Non è molto, ma è pur sempre un indizio. Sylar la prende con se. L’ispezione è quasi conclusa, e i due sono quasi a mani vuote, senza prove concrete, ma col fondato sospetto che quella barca possa aver condotto qui, insieme al suo capitano e all’equipaggio, la donna che stanno cercando.

Ora occorre trovare un modo per rintracciare il capitano Jarthon, e per intrufolarsi al Ballo di Primavera questa sera. E’ proprio mentre riflettono sul da farsi che alcune voci dall’esterno, e passi sul ponte della nave, li mettono in allarme. Il marinaio è tornato prima del previsto, e non è solo! Con lui, altri due uomini. Ci sarà forse da combattere? Trattenendo il fiato, Gandrell e Sylar si preparano alla fuga o a dare battaglia.

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Una Risposta to “Barche misteriose, topi, furfanti ed escursioni notturne”

  1. Maurino PowerPlayer Says:

    Botte Botte Botte!

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