Incontri notturni

Il profilo della villa, circondata da un basso muro di cinta, si staglia contro il cielo notturno sulla cima della collina. Il fiume mormora silenzioso in un’ansa poco più in basso. La strada serpeggia su per il pendìo fino al cancello, guardato da una piccola fortificazione. Dietro la collina, il bosco oscuro.

Gandrell osserva l’ampia abitazione costruita in solida pietra. Un edificio largo e grande, come una caserma, col tetto di ardesia. Dietro di esso, un torrione d’osservazione e difesa, alto quasi il doppio dell’edificio principale, rimane nell’ombra comu una gigantesca mole notturna.
Al cancello, un maggiordomo prende il cavallo di Gandrell e lo fa condurre alle stalle.
L’uomo che lo accompagnava, il gaglioffo di nome Jaeger, smonta anch’egli da cavallo e si allontana nell’ombra: Gandrell lo segue con lo sguardo finché può, e gli sembra diriga sul retro della casa, e verso la torre apparentemente deserta.
Arrivato all’ingresso, Gandrell viene introdotto senza alcuna cerimonia nell’atrio, e accompagnato in un grande salone, l’unico locale debolmente illuminato della casa, con ampie finestre che danno sul cortile esterno.
Lì trova ad attenderlo Jarthon e Draga, assisi su due opposti scranni, che confabulano sottovoce. Tutto da l’impressione che questo sia un incontro segreto fra congiurati piuttosto che un ricevimento ufficiale per i nobili del Consiglio. Ma Gandrell decide di stare al gioco: saluta senza cerimonie i presenti e si siede al loro fianco.

“Chi stiamo aspettando?” chiede.
“Fra breve giungerà Lord Moorwalker”, gli risponde Jarthon, “e poi si unirà a noi anche la Baronessa Bellethee. Lord Vaerhin e consorte hanno declinato l’invito, come anche Mastro Borun e Syndil”.
Gandrell ha piuttosto l’impressione che costoro non siano stati per nulla invitati, ma si tiene queste considerazioni per sé.

Frattanto, Sylar si è introdotto nascostamente nel cortile della villa.
Il semplice cenno di Gandrell, apparentemente distratto, lo ha allertato circa il fatto che uno dei tre manigoldi si è diretto verso l’edificio sul retro, la torre avvolta dall’oscurità. Sembra il luogo migliore per custodire un prigioniero, ed è di lì che Sylar inizierà le sue ricerche.

Dall’esterno, la torre sembra impenetrabile: finestre sbarrate, portone chiuso da un massiccio lucchetto. Non c’è modo per entrare dal piano terra. Ma forse un ingresso si potrebbe trovare nei piani alti… se solo riuscisse ad arrampicarsi.
La salita non è certo delle più agevoli: tenendosi aggrappato ad una colonna del porticato antistante l’ingresso, Sylar guadagna il cornicione e il tetto del primo edificio. Di qua, dovrà salire quasi verticalmente per 6 o 7 metri per arrivare al tetto della torre vera e propria. Per fortuna, la vecchia torre di pietra, non manutenuta da anni, è mezza in rovina, e fra le pietre di costruzione vi sono ampie crepe e appigli. Sylar tenta l’ardua impresa, e con la sola forza delle braccia, fermandosi a riprender fiato in corrispondenza dei vani delle feritoie, finalmente arriva sul tetto della torre. Una rapida occhiata per sincerarsi di essere solo, e subito si dedica a cercare un ingresso.

Tre cavalli giungono al galoppo in cima alla collina, Sylar dall’alto della torre ne osserva l’incedere.
I tre cavalieri che li montano sono ammantati di lunghi mantelli e indossano armature ornate.
Lord Kayl Moorwalker, in compagnia dei figli Sir Kevin e Sir Asthen, è finalmente arrivato. La sua mera presenza impone questa volta di essere annunciato, seppur senza troppa enfasi, dal maggiordomo di Draga.
Gandrell lo osserva fare il suo ingresso nel salone della riunione, il mantello drappeggiato sulla spalla, lo sguardo severo, la grande spada al fianco. Dietro di lui, i giovani figli, già cavalieri e uomini d’arme, lo spalleggiano con sguardo altrettanto serio.

“Benvenuto Lord Moorwalker” esordisce Draga con un ampio sorriso ruffiano.
“E’ molto tardi, Draga. Ho molti affari che mi attendono domani. Sbrighiamo questa riunione prima possibile”. Evidentemente Moorwalker non è particolarmente bendisposto nei confronti del Custode dei Ponti.
“Naturalmente, Mylord. Ha già conosciuto il Gran Mastro Jarthon di Yartar suppongo…”
“Ho avuto già il piacere.”
“E costui è un’ospite da Baldur’s Gate, Sacroisil D’Auberonne…”
“Molto bene. Non manca forse qualcuno?”
Jarthon annuisce.
“La Baronessa si sta riposando nelle sue stanze e ha dato disposizione di chiamarla quando voi foste giunto, Mylord. Vado immediatamente ad avvertirla.”
“Eccellente. Così potremo sbrigare questa questione e potrò far ritorno a casa da mia moglie e dalla mia figlia minore.”

Sylar ha finalmente trovato quell’ingresso che cercava: una botola sul soffitto della torre. Non sembra bloccata da una serratura, ma è molto ingombrante e pesante. Facendo leva col pugnale, Sylar crea spazio per inserire una leva maggiore. L’asta di una bandiera ammainata lì vicino gli permette alla fine, non senza grande sforzo di ogni proprio muscolo, di spostare di lato la botola quel tanto che basta per introdursi dentro. Affidandosi all’agilità e flessiilità delle sue membra, e della sua speciale armatura costruita su misura per non impacciarlo in questo genere di azioni, Sylar si introduce nell’apertura a testa in giù. Trattenendosi coi piedi, si dondola fino ad afferrare una delle grosse catene che penzolano verso il basso. Ma qualcosa ahimé lo trattiene: le gambe sono incastrate fuori della botola e non riescono a passare. Con uno sforzo disperato, preoccupato di rimanere appeso lì inerme, Sylar riesce alla fine a tirarsi dentro con tutto il corpo. Ma lo sfregamento violento contro il bordo della botola è stato sufficiente per spezzare l’incantesimo di invisibilità che lo avvolgeva: ora solo l’oscurità potrà celarlo. Poco male, è sempre stato così ed ha sempre funzionato. Sylar comincia a discendere al piano inferiore della torre.

Finalmente, la grande attesa di questa sera si presenta al cospetto di Gandrell, Draga, Moorwalker e figli. La Baronessa delle Acque Bellethee Auranthal di Yartar è vestita esattamente come questa sera al ballo, ma ha tolto parte della sua elaborata acconciatura e i suoi riccioli color miele sono liberi di cascare sulle spalle nude. Il suo aspetto è allo stesso tempo attraente e scostante. Gandrell è sempre più convinto che in quella donna ci sia qualcosa che non va.
Appare distratta, mentre Jarthon la accompagna al cospetto degli altri invitati. Appena saluta Lord Moorwalker, sebbene con deferenza, e neppure sembra aver notato Gandrell.
Sarà interessante ascoltare ora cosa avrà da dire…

Sylar, silenzioso più che può, ha finalmente toccato piede sul pavimento della stanza principale della torre. Trova un’apertura e subito vi si introduce, non senza averla precdentemente ispezionata. Scale a chiocciola scendono verso il basso. Sylar tente l’orecchio e aguzza la vista: nell’oscurità nessuna luce, ma due voci confabulano con tono bassissimo al piano inferiore. Nel buio, sogghigna: nessuno si è accorto della sua presenza. Sguaina le spade e comincia a scendere verso il basso.
Ma d’improvviso, le voci tacciono dopo un breve cenna di una di esse… Sylar si irrigidisce: sa che in qualche modo debbono aver intuito la sua presenza. Ma com’è possibile, giacché sa di essere nascosto e di non aver emesso alcun suono? Magia, forse. Quale che sia la spiegazione, forse ci sarà da combattere. Rapidamente, Sylar risale al piano superiore e si nasconde dietro l’apertura, pronto a spacciare il primo stolto che varchi quella porta.
Dall’oscurità delle scale, giungono dapprima voci sibilanti, poi suoni gutturali, simili a respiri affannosi. Sylar deglutisce e attende nell’ombra: con chi ha a che fare, o con cosa? Forse quelli che sembravano semplici malfattori sono qualcosa di ben peggiore!

“Lords e Ladies. Benvenuti nella mia umile dimora…” Esordisce Draga.
“Dimora che prima che vostra fu del Generale Randen dell’Armata della Valle, mio amico e mentore” lo interrompe subito Moorwalker. “Una tragedia che la sua famiglia cadde in disgrazia e che egli fu costretto a vendere questi possedimenti per vile denaro…”
“Accettò un’offerta generosa dopotutto.”
“L’onore e la nobiltà non dovrebbero mai essere in vendita. Ma proseguite…”
“Ebbene, vi ho riuniti qui per permettervi di ascoltare quanto Mastro Jarthon e la Baronessa di Yartar hanno da proporre a noi tutti. Un accordo commerciale privilegiato con il quale si propone di creare un asse Yartar-Everlund per rasportare merci dalla Costa della Spada al Mare delle Stelle Cadute, e viceversa.”
“Il primo tratto del percorso sarà via fiume, e sarà di competenza di Yartar proteggere questi traffici. Il secondo tratto, via terra attraverso la via carovaniera dell’Anauroch, sarà di competenza di Everlund e, se lo vorrà, della sua alleata Sundabar…”
I presenti sono tutti assai attenti, e persino l’insofferenza di Moorwalker sembra cedere il passo alla curiosità.
“Diteci di più”, esorta diretto a Jarthon e alla Baronessa.
Un sorriso impercettibile increspa le labbra di Jarthon.
“Naturalmente, Mylord. Ora vi spiegherò quali sono le nostre intenzioni…”

Sylar trattiene il fiato, attendendo nell’oscurità di affrontare il proprio avversario.
Sulle scale, sente provenire il rumore ticchettante di zampe artigliate, e un respiro sibilante.
La creature si ferma un attimo prima di fare irruzione nella stanza: ha sospettato la presenza di Sylar. In qualunque modo faccia, forse per magia, forse con l’olfatto, questi avversari sono in grado di rendersi conto della sua presenza facilmente. Inutile attendere oltre, è ora di scoprire le carte!
Sylar balza avanti, le spade sguainate, davanti alla porta delle scale.
Un metro e mezzo sotto di lui, una creatura dall’aspetto inquietante alza il muso appuntito, fissa gli occhi neri e rotondi e digrigna gli incisivi giallastri, fissandolo. Un grottesco incrocio fra un uomo, distorto e gobbuto, e una creatura della notte, irsuta e artigliata. Corte orecchie rotonde ai lati del muso allungato da ratto, e la coda glabra che frusta l’aria. Le zampe posteriori ricordano più quelle di un animale che cammina eretto che le gambe di un uomo, ma le braccia sono più formate come quelle di un umanoide, e le grandi mani artigliate stringono la pesante lama ad un solo filo che era appesa al fianco di Jaeger. E pure le vesti, aperte sul petto e stracciate altrove, sono quelle che coprivano quello che fino a un istante fa aveva le sembianze di un uomo, e che ora invece è un temibile ratto mannaro!

La creatura emette un sibilo rabbioso e si lancia all’attacco, convinta che il proprio mero aspetto abbia impietrito di paura l’avversario. Ma si sbaglia. Nel Sottosuolo, ben altri abomini si nascondono nell’Oscurità, e Sylar è pronto a questo e ad altro.
Con un movimento fluido, schiva il colpo brutale ma impreciso dell’avversario, sbilanciandolo in avanti oltre la soglia di pietra. Poi, affonda contemporaneamente un fendente sul fianco ed un montante sotto la gola dell’avversario. Il primo colpo viene attutito dai brandelli di corazza di cuoio e dalla spessa pelliccia della creatura. Il secondo colpo invece trova la sua strada, penetrando in profondità alla base del collo. Il ratto mannaro cade al suolo con un tonfo sordo, e sotto di lui una pozza scura comincia ad allargarsi fino ai piedi di Sylar, che muove un passo indietro con un’espressione sardonica e disgustata.
Un istante dopo, sul pavimento di pietra non è il corpo deforme della creatura che giace, ma quello seminudo di un uomo con dipinto sul volto un’espressione di sgomento di fronte alla consapevolezza della morte.
“Credevi di essere così terribile eh? Beh ne hai incontrato uno molto peggiore di te…”

“… Ed è così che Everlund e Yartar diverranno le due città commerciali più importanti dalla Costa della Spada settentrionale alle Valli”, conclude Jarthon.
I presenti sono perplessi. Il patto proposto da Jarthon e dalla Baronessa sembra essere vantaggioso e assai impegnativo allo stesso tempo. E forti sono i dubbi che Silveymoon, Waterdeep e le altre potenze commerciali possano accettare di essere tagliate fuori e dover sottostare alle condizioni dettate dall’alleanza di due piccole realtà. Gandrell ha già espresso, con la voce pacata di Sacroisil, questo dubbio, ed ora è il turno di Moorwalker.
“Queste che sento sono illazioni molto lontane dall’attuabilità. Noi vogliamo essere buoni amici di Yartar, sebbene Yartar abbia sempre tenuto alla propria indipendenza e abbia rifiutato ogni proposta di entrare a far parte della Confederazione delle Marche d’Argento… ma non vogliamo per questo divenire certo nemici di Silverymoon. Né tantomeno di Waterdeep.”
“Se ulteriormente raffinati, accordi del genere potrebbero essere presi in considerazione. Sebbene è opportuno notare come l’impegno, militare ed economico, da parte di Everlund sarebbe davvero grandissimo… e non siamo sicuri di potercelo permettere, con la Grande Foresta che avanza e i pericoli che si celano fra le montagne. Ma di sicuro, occorre aggiornarsi e rivedere questi accordi, e soprattutto metterne al corrente i potenti di Silverymoon, per conoscere il loro parere. Everlund ha giurato fedeltà al Libero Nord, innanzitutto.”

Jarthon è evidentemente contrariato. Vorrebbe dire qualcosa ma si trattiene. Spetta a Draga parlare eventualmente.
“Lord Moorwalker, vi esorto a considerare…”
“Ho già considerato ciò che c’era da considerare, Draga. Non perderò più a tempo a discutere di questo, ora. Datemi e datevi il tempo di affinare questi accordi, e di informare coloro che debbono essere informati. Non scavalcherò le autorità di Silverymoon.”
“Ma si tratta solo di un accordo non ufficiale…”
“Se si tratta di questo, allora non ha valore. E se invece dovrebbe averne, non vincolerò il mio nome a un’accordo di questo genere. E mi stupisco che Voi, Baronessa, possiate prestarvi ad una simile macchinazione senza valutare le gravissime conseguenze che comporterebbe…”

La Baronessa ha un’improvvisa reazione d’ira. Gira lo sguardo verso terra, vagamente nella direzione di Gandrell. Per un’istante, Gandrell è sicuro di vedere i suoi occhi azzurri velati da una membrana nera opaca, che li copre trasversalmente. Il cuore gli balza in petto e un brivido freddo gli attraversa la schiena… Aveva ragione a pensare che quella non fosse la vera Baronessa! Quale demoniaca creatura ne ha preso le sembianze?

Proprio in quel momento, si ode clamore alla porta d’ingresso.
Un cavallo è giunto sul cortile antistante la casa. I servitori stanno aiutando un uomo ammantato di scuro in armatura leggera a smontare. Tutti i presenti si dirigono verso l’ingresso, eccetto Jarthon e la “Baronessa”, che rimangono a confabulare sottovoce.

“Chi è quest’uomo?”, chiede Moorwalker? “E’ ferito non vedete? Aiutatelo, presto!”
“Lord… Moorwalker…” l’uomo gli si rivolge con un filo di voce sofferente. “Siete voi… Lord Moorwalker, vero?”
“Sono io. Chi mi cerca? Non sforzarti ora buon uomo. Sei al sicuro fra amici.”
“No… No… E’ urgente, urgente. Vengo a portarvi… un dispaccio… un dispaccio da Sundabar. Per conto di… Lady Dove Falconhand!”
“Cosa? Lady Falconhand? Che accade, amico mio?”
“Sundabar… è sotto assedio… orde di nemici… dalle montagne… non ci aspettavamo… io…”
Il messaggero perde i sensi. La freccia che gli spunta dalla schiena non è piumata di nero come quelle degli orchi. Il viso di Moorwalker ha un’espressione dura e preoccupata.

“Sundabar sotto attacco! Ed è Dove Falconhand in persona a mandare questo messaggero! Draga, fallo curare, chiama subito il tuo miglior cerusico. Dobbiamo saperne di più. E io, devo immediatamente tornare in città, e prepararmi a muovere l’Armata della Valle. I nostri amici di Sundabar hanno bisogno di noi… contro un nuovo pericolo sconosciuto!”
Draga digrigna impecettibilmente i denti. Nulla sta andando secondo i piani… Il rifiuto di Moorwalker dapprima, ed ora questo dannato imprevisto. Le guerre non fanno mai bene a chi come lui si nutre delle tasse sul benessere. E’ andato tutto a rotoli, meglio non indisporre ulteriormente Moorwalker e dimostrarsi accondiscendente, in attesa di sviluppi futuri.
“Naturalmente, Mylord. Quel che comandi sarà fatto.”

Dieci minuti dopo, i cavalli di Moorwalker e dei suoi figli si allontanano al galoppo dalla villa.

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