Enigmi svelati

Nel buio della villa ormai apparentemente deserta, tre ombre oscure si aggirano cercandosi l’un l’altra. Ciascuna è forse preda e allo stesso tempo cacciatore. Due cadaveri già giacciono al suolo, e presto ve ne saranno degli altri.
Sylar, le spade sguainate e le mani guantate contratte sull’elsa, attende nell’ombra delle stalle che il suo avversario faccia una mossa.
Gandrell, dopo un veloce incantesimo per trasformarsi in un’ombra, avanza silenziosamente, rasentando le pareti e svoltando con cautela ogni angolo, in cerca del suo compare e del comune nemico.
Infine Jarthon della Mano di Yartar, il capo della gang di ratti mannari che ha rapito la Baronessa della Acque Bellethee Auranthal, è da qualche parte nella gigantesca villa, nascosto nell’ombra anch’egli, artigli crudeli e zanne sguainate, le armi strette nelle grinfie irsute, pronto a spacciare i due avventurieri che hanno sventato in maniera così inattesa ed efficace i suoi piani.

Gandrell si affaccia prudentemente nell’atrio. Tutte le luci, persino le fioche lampade ad olio delle scale, sono ora spente. L’ampia sala a cui si accede dal portone all’ingresso è sovrastata da un ballatoio raggiungibile da due scale laterali parallele, per accedere ai piani superiori. Probabilmente, guadagnare quella posizione sopraelevata potrebbe essere un ottimo vantaggio per osservare movimenti. Senza esitare oltre, Gandrell si avvia silenzioso e praticamente invisibile nella semioscurità su per le scale.

E’ appena arrivato sul ballatoio e si sporge di sotto per una rapida occhiata, quando una grande sagoma scura sfreccia rapidissima sul pavimento del piano terra, nascondendosi poi proprio sotto di lui. Gandrell trasale: non è un uomo quello che ha visto passare. E’ qualcosa di più grande e di molto, molto più pericoloso. Trattiene il fiato e spera di non essere stato individuato: per fortuna la scurovisione e i normali sistemi di individuazione dell’invisibile non sono efficaci contro la sua magia di occultamento. Potrebbe invece essere rivelato da un’ecopercezione, o da un senso particolarmente sviluppato…
Non ha tempo di conludere questi pensieri, però. D’un tratto la creatura, che sembrava essere scomparsa alla sua vista, in un solo balzo spiccato dal piano terra ha coperto più di cinque metri di dislivello aggrappandosi alla balaustra del ballatoio di legno, che scricchiola paurosamente. In un istante si issa oltre la balaustra a pochi metri da Gandrell impietrito dall’improvviso pericolo.

La creatura si rivela ora a Gandrell in tutta la propria maestosa e terribile potenza: alta più di due metri, se solo stesse completamente eretta sulla zampe posteriori simili a quelle di un gigantesco ratto. Coperta di ispido pelo nero, la lunga coda glabra, le fauci semiaperte che gocciano un filo ininterrotto di bava fetida… eppure ha ancora qualcosa di umano, o comunque senziente: lo sguardo iniettato di sangue è quello di una creatura intelligente, e anzi mortalmente astuta, così come le armi strette in pugno fanno chiaramente intendere che c’è ancora molto della malizia e dell’abilità di Jarthon in quell’orribile ibrido mannaro.

E’ evidente ormai che Jarthon ha individuado Gandrell, anche se forse, dato che fiuta ancora l’aria in sua direzione, non ha esattamente idea di dove si trovi. Gandrell sa di avere solo un istante per provare a colpire, e poi dovrà usare una magia di allontanamento: se questa non dovesse funzionare, si troverà solo ed inerme alla mercé di quella creatura crudele.
Eppure, il coraggio del Mistico non gli viene meno nel momento in cui ne ha maggior bisogno. Stringendo forte Tocco del Ghoul fra le mani e tenendolo sollevato sopra la testa, di fronte agli occhi, decide di tentare il tutto per tutto. Giusto il tempo di fare un passo avanti e pronunciare la formula d’attivazione dell’ultimo potere disponibile nel suo bordone incantato, e un dardo di pura energia bianchissima e luminosa sibila solcando l’aria in un baleno e va a colpire il petto irsuto della bestia. La luce purissima del lampodardo penetra nelle carni scure come una lanterna gettata in un pozzo nero viene inghiottita dall’oscurità. Ma l’effetto non è davvero quel che Gandrell sperava: la creatura non sembra più che scalfita dal colpo, solo una macchia di pelo bruciacchiato e fumigante testimoniano la zona d’impatto del colpo. In compenso, ora Jarthon sa dove si trova il suo avversario, e Gandrell ha usato il suo colpo migliore.
Ora Gandrell non può sbagliare. Recita rapidamente la breve formula del suo incantesimo istantaneo di lungavia, mentre contemporaneamente fissa con lo sguardo la destinazione che vorrebbe raggiungere, oltre la porta socchiusa dell’atrio nella stanza al piano terra. Coscientemente decide di ignorare l’avversario, che lo sta caricando con un unico balzo furioso, le fauci spalancate con la lunga lingua penzolante, le armi sollevate pronte a squarciare e trafiggere. Gandrell sa che entro il prossimo battito d’occhi, sarà in salvo lontano dal suo nemico o morto, dilaniato dai suoi attacchi. E’ una questione di fortuna. Chiude gli occhi un istante prima dell’impatto fatale… E li riapre nella stanza dietro l’atrio, nell’angolo più distante dalla porta. Jarthon, a 20 metri di distanza, ruggisce e sibila per la rabbia di aver fallito il suo bersaglio che sembrava ormai così vicino ed inerme.

Frattanto, Sylar ha udito i rumori dello scontro. Adesso sa dove si trova il suo avversario, ed ha capito che Gandrell è in pericolo. Mette da parte il timore per un avversario troppo potente per le sue sole spade e si fa avanti: sa che insieme al Mistico, hanno una possibilità di sconfiggerlo.
Ha sentito il rumore provenire dall’atrio: ed è lì che si dirige. Sente ancora i passi della cratura sul ballatoio… ma di Gandrell non v’è traccia. Che sia stato già abbattuto dalla furia di Jarthon?
Il mezzodrow si schiaccia schiena contro la parete delle scale e scopre appena il ballatoio per poter capire l’esatta posizione del suo avversario. Ma, con suo massimo disappunto, Jarthon se n’è già andato.

“Gandrell?…” sussurra sperando che il mezzelfo sia a portata d’udito.
“Sylar”, risponde una voce proveniente apparentemente da un angolo buio e vuoto.
“Sono qui. Dov’è andato?”
“Non so… credo sia da qualche parte, al piano di sopra…”
Proprio in quell’istante, si ode il rumore di un vetro in frantumi, e il tonfo di un corpo pesante che colpisce il tetto dell’edificio.
“E’ lui! Maledizione, sta fuggendo…”
“La Baronessa era un falso.”
“Lo so. La vera Baronessa era prigioniera della torre… ed è lì che l’ho lasciata.”
“Ma allora Jarthon…”
“Sì. Sta andando là. Presto! Non c’è tempo da perdere! Seguimi!”

Un istante dopo, Sylar si precipita fuori nel cortile spazzato dalla pioggia, nella notte, e dirige di gran carriera verso la torre che si staglia come una mole scura contro il cielo greve di nuvole.
Gandrell lo lascia andare avanti: le sue risorse magiche sono in via di esaurimento, ed egli vuole dare la possibiltà a Sylar di attirare l’attenzione di Jarthon, e poi di usare i suoi pochi incantesimi rimamenti per aiutarlo nella battaglia. In realtà, lo scontro per quanto breve col mannaro, e l’aver scampato la morte per una frazione di secondo l’ha shockato: ha rischiato la vita seriamente già troppe volte, questa notte. Lui non è invulnerabile come lo spadaccino mezzodrow: la sua magia è la sua unica arma e la sua unica difesa, e se un avversario dovesse coglierlo impreparato…

Sylar ha un’idea precisa in mente. Sa che Jarthon si aspetta di trovare la Baronessa ancora prigioniera della sua cella improvvisata. Invece Sylar vuole precederlo, e nascondersi lui stesso nella cella: il mannaro avrà una brutta sorpresa quando entrerà nella cella convinto di trovarvi una donna inerme e vi troverà invece le lame del mezzodrow.
Senza perdere tempo, tutto d’un fiato, Sylar si introduce di nuovo nella torre, supera con rapidi balzi i corpi degli altri ratti mannari uccisi in precedenza, ormai tornati alla loro forma umana, e si infila nella cella, chiudendosi la porta alle spalle. Spera che Jarthon non subodori la trappola. Si prepara a colpire nell’ombra.

Gandrell è arrivato alla torre: la vede ora per la priam volta da vicino.
Un rapido sguardo gli indica che l’unica apertura praticabile per entrare all’interno della stessa è la finestra in frantumi sotto al porticato anteriore. Sta per avvicinarsi quando si ferma, immobile: davanti a lui, una sagoma scura e gobbuta, silenziosa e felina, sgattaiola nell’apertura. Gandrell vede la lunga coda del topo mannaro scomparire nell’oscurità… Attende qualche istante, per far sì che il suo avversario lo preceda, poi si avvicina anche lui all’apertura. Getta uno sguardo fugace all’interno. Jarthon già non è più in vista, ma sul pavimento di fredda pietra giacie il corpo maciullato di un uomo, le vesti stracciate e le armi ancora in pugno. Lo riconosce: è Brak, uno dei tre manigoldi al soldo di Jarthon. Sylar è evidentemente passato di là, si dice con un sogghigno.
Anche Gandrell entra furtivamente nella torre. Ormai, il cerchio si sta per chiudere. O Jarthon o i due agenti del Libero Nord: solo una delle due fazioni uscirà viva e trionfante da questa torre, questa notte.

Il ratto mannaro ha già raggiunto la stanza della cella.
Sylar può udirlo mentre annusa l’aria, se lo immagina col muso appuntito e le vibrisse tese mentre cerca di capire dove sono i suoi avversari. Ma l’odore del sangue versato e della muffa della torre ora lo distraggono. Ed evidentemente, anch’egli ora teme i suoi avversari…
Gandrell ormai è arrivato all’ultima stanza. Percepisce la presenza della creatura nella stanza a fianco. Vorrebbe spingerlo in trappola, verso Sylar, ma non sa come agire. Usa un incatesimo di preveggenza, con le ultime risorse magiche rimastegli: vuole figurarsi cosa probabilmente accadrebbe se ora svoltasse l’angolo e attraversasse la soglia della stanza. La visione che gli viene ispirata dall’incantesimo è quantomeno preoccupante: un artiglio nero ed irsuto lo ghermisce in volto e lo trascina verso morte sicura nell’oscurità. Jarthon è dietro l’angolo, che lo aspetta.
Ha fatto ciò che poteva, è il momento di disimpegnarsi e pensare alla propria salvezza. Così si ritira silenziosamente fuori dell’atrio, nascosto dal suo incantesimo di ombra in attesa che magari un Jarthon ferito o disattento esca dalla torre senza guardarsi intorno, per colpirlo alle spalle.

Sylar sta ormai disperando che la trappola possa funzionare.
Dalla stanza attigua non giunge più alcun rumore… possibile che Jarthon abbia fiutato il pericolo, letteralmente, e abbia deciso di non rischiare. Oppure potrebbe essere che abbia inteso dove si trovi la Baronessa, ed abbia cambiato bersaglio: dopotutto Sylar e Gandrell sono solo delle (pericolose) distrazioni, che non fanno parte del suo piano.
Il mezzodrow sta per abbassare la guardia e uscire allo scoperto quando, improvvisamente, la porta della cella si apre con uno schianto. Nemmeno il tempo di capire cosa stia accadendo che una grande forma scura balza dentro la stanza, fulminea, e rotola a terra cercando di schivare un possibile attacco.
Sylar comunque ha i riflessi abbastanza pronti da tentare il tutto per tutto, e affonda il suo colpo migliore. La prima delle sue lame passa alta sopra il muso della creatura, che già si sta rialzando per affrontare, e probabilmente sconfiggere, il suo avversario. Ma la seconda spada di Sylar sta già tracciando un arco dalla parabola imprevedibile verso la testa del mannaro. Il colpo è fortissimo anche sen non preciso, e non c’è corazza o lama questa volta a deviare l’impatto. Il sangue bagna la lama mentre, con un rumore simile a uno sbuffo rantolante, il ratto mannaro stramazza al suolo.
Sylar non crede ai suoi occhi: neppure lui si aspettava di poterne avere ragione così facilmente, e s’era visto spacciato, costretto a combattere senza via d’uscita in quella stanza minuscola contro un avversario più forte di lui. Invece, il corpo seminudo e già tornato alle sembianze umanoidi di Jarthon giace a terra ai suoi piedi. Ancora meglio, il colpo non è stato letale: il respiro di Jarthon è basso ma regolare. C’è ancora la possibilità di interrogarlo, per scoprire dove abbia nascosto la donna che cercano!

Non c’è tempo da perdere: se il mannaro dovesse risvegliarsi, potrebbe essere nuovamente un avversario pericolosissimo. Sylar allontana le armi e subito infila la testa ed il corpo di Jarthon, spogliato di ogni equipaggiamento utile, nel sacco in cui aveva lui stesso nascosto la Baronessa. Poi procede a legarlo strettamente con una corda che passi anche molte volte intorno al collo. Frattanto, chiama a gran voce Gandrell, che infine ode il suo richiamo e va per raggiungerlo.

Il loro avversario ora giace, inerme, al suolo. Prigioniero e umiliato. L’unica speranza che ha di aver salva la vita è quella di accondiscendere alle richieste di Sylar e Gandrell. Mentre Sylar taglia uno squarcio sul sacco in corrispondenza della bocca per permettere a Jarthon di respirare e parlare, Gandrell usa dei sali per rianimarlo.
Jarthon si risveglia di colpo con un singulto e una smorfia di dolore, provocata dalla ferita alla tempia che ha sparso una macchia scura di sangue sul sacco di iuta e dalle corde che lo legano stretto. La lingua tenta inutilmente di bagnare le labbra seccate dalla sofferenza e dalla paura. Sa che i suoi nemici sono lì, vicino a lui, e che lui adesso è impotente alla loro mercè. Deglutisce impercettibilmente e decide di rimanere in silenzio.

“Sei nostro prigioniero. Avrai forse salva la vita se risponderai alle nostre domande” esordisce Sylar.
“Ma chi siete maledetti? Per qual motivo vi siete messi sulla mia strada?” la voce di Jarthon è un sibilo rabbioso.
“Silenzio! Siamo noi a fare le domande. E tu vedi di darci risposte soddisfacenti!” Sylar ci va giù pesante, colpendo con la punta dello stivale il fianco del prigioniero inerme, ripetutamente. Stranamente, Gandrell non interviene per fermarlo.
“Io sono il Gran Maestro Jarthon della Mano di Yartar e del Popolo del Sangue Nero…”
“Dove si trova la donna che hai rapito?”
“La Baronessa? Dovreste averla già trovata, direi…”
“L’altra donna. Non fare il furbo!”
“Quale altra donna? Maledizione, non so di cosa stiate parlando!”
“La donna di Baldur’s Gate. Lady Maristarre.”
“Veramente non ho idea di cosa stiate blaterando. Pensate che rapisca TUTTE le donne che mi capitano sotto mano? Mal me ne incoglierebbe… solo quelle che mi servono per attuare i miei piani.”

Gandrell e Sylar sono perplessi. Non sembra che il gaglioffo stia mentendo, ora. Sapendo che non avrebbe salva la vita, non avrebbe nessun motivo di mantenere tale segreto.

“Chi via ha detto che ho rapito una donna di Baldur’s Gate per gli dei? E’ una falsa informazione!”
“Un prete di Oghma ce lo ha vaticinato. Una nobildonna era tenuta prigioniera a 100 passi dal fiume…”
“La Baronessa… l’avete trovata, per forza di cose…”
“La Baronessa non ci interessa in realtà.”
“Cosa? Volete dirmi che avete sventato i miei piani SENZA VOLERLO?”
“E’ stato, sembrerebbe, una coincidenza. A meno che tu, bastardo, non stia mentendo ancora… In tal caso noi…”
“No… NO! Non sto mentendo!”

Attimo di silenzio, poi Jarthon scoppia in una risata fragorosa che ha dell’isterico.

“Cosa c’è di così divertente, inutile rifiuto?”
“Non posso crederci… davvero…”
“…”
“E’ proprio vero che nessuno è capace di opporsi alle macchinazioni del Fato! Voi avete liberato LA DONNA SBAGLIATA! Quella che NON stavate cercando! E tutto perché… avete seguito i vaneggiamenti di un prete di Oghma! Non riesco davvero a crederci…”

Sylar e Gandrell si fissano in volto.
Per quanto assurdo, tutto ciò ha un senso. Beffardo, ma ha un suo senso. In effetti, le indicazioni fornite ad Eldenseer potevano condurre a vaticinare del destino di QUALASIASI nobildonna prigioniera ad Everlund. Il destino ha voluto che questa non fosse Lady Maristarre che loro cercavano, ma la Baronessa Bellethee Auranthal. E sempre il fato ha deciso che loro dovessero incrociare la strada della Mano di Yartar e sventare un criminoso tentativo di intrigo politico.
La disperazione li coglie: da dove riprenderanno a cercare, ora? Sono senza alcun indizio. E che fine fare a questo malvagio? Consegnarlo alle autorità sembrerebbe la cosa più giusta da farsi, ma questo perfido manipolatore saprebbe far funzionare bene la lingua. Senza alcuna evidenza dei suoi crimini se non i cadaveri lasciati da Sylar e Gandrell, potrebbe ben asserire di essere lui la vittima di un complotto, o quantomeno di non essere completamente colpevole…

Sylar e Gandrell si appartano per decidere insieme il da farsi.
“Dovremmo ucciderlo…”, dice Sylar. Nella sua voce però non vi è vera convinzione.
“Puoi farlo, se vuoi. Non mi opporrò. E’ malvagio per scelta. Malvagio nel profondo. E’ uno del Sangue Nero. Non c’è speranza di redenzione per questo malnato…”
“Perché devo farlo io? Non può farlo qualcun altro?”
“Credevo non vedessi l’ora… Stava per ucciderti! Non mi aspettavo tali scrupoli da te…”

Gandrell è davvero stupito. Non sa se essere favorevolmente impressionato dalla natura del mezzodrow che credeva crudele ed efferata o dubbioso sui suoi possibili secondi fini.
“Diciamo che mi sta simpatico…”
“Simpatico? Quell’intrigante?”
“Credimi se potessi ucciderlo lo farei con piacere…”

Gandrell rinuncia a capire. Ci sarà un’altro momento per le domande. Ora è quasi l’alba, e presto qui giungeranno altre persone. Occorre risolvere questa questione quanto prima. Detesta farlo, ma se il mezzodrow non vuole uccidere Jarthon, dovrà essere Gandrell a farlo.
Deglutisce, e afferra risolutamente la spada corta dalla lama nera appartenuta allo stesso Jarthon.

“Brutte notizie per te. Non c’è nessuna salvezza per i cuori neri come il tuo.”
Jarthon sta per replicare qualcosa… ma prima che possa proferire una sola parola, Gandrell gli affonda con forza la lama nel petto, fra le costole. La lama entra dritta nel cuore spaccandolo. La bocca di Jarthon si spalanca in un urlo silenzioso, riempendosi di sangue gorgogliante e scuro. Una macchia di sangue si allarga sul sacco nel quale è prigioniero il malvagio. Ora diventerà il suo sudario.
Gandrell ha un’espressione incredibilmente contrita in volto. Sylar lo osserva con curiosità: non sa discernere se quel volto sia disgustato per l’azione crudele che è stato costretto a compiere o semplicemente insensibile di fronte a una esecuzione così brutale. La seconda ipotesi, per quanto improbabile, gli appare ora stranamente plausibile… e lo riempie di un misto di rispetto e sospetto nei confronti dell’apparentemente tranquillo e flemmatico Mistico.
Quando Gandrell estrae la lama dal corpo, un fiotto di sangue scuro spruzza fuori dalla ferita, lambendogli il volto. La spada corta dell’assassino brandita da Jarthon era davvero un oggetto mortifero e micidiale. Con un tintinnìo secco, Gandrell getta al suolo la lama.
“E’ finita. Trova la Baronessa ora.”

Sylar deglutisce e annuisce. Non ha intenzione di contrariare il Mistico proprio ora. Proprio no.
La Baronessa è ancora rannicchiata in un angolo di una stanza al secondo piano. Stringe il pugnale fra le mani e sembra sopraffatta dal freddo, dalla tensione e dalla stanchezza.
“Baronessa, sono Sylar. E’ tutto finito, Jarthon è morto. Venite, andiamocene di qui.”

La Baronessa alza lo sguardo. Sylar si sente raggelare. I suoi occhi azzurri sono ora color porpora, brillanti nell’oscurità di un’intelligenza sovrumana. Sylar conosce quegli occhi… gli occhi del suo mentore e aguzzino: Bishop il Mentalista! Colui che lo ha raccolto, da tagliagole e brigante qual’era, e attraverso una disciplina di indicibili sofferenze e umiliazioni lo ha reso la letale macchina di morte che ora Sylar è. Colui che è scomparso un giorno nel nulla, lasciando la sua “creatura”, il suo discepolo, solo e abbandonato, con la sola ammonizione di “fare il bene ed essere una persona migliore”, o “sarebbero stati guai per lui”.
“Molto bene. Sono soddisfatto.” La voce che ha parlato non è quella della Baronessa. E’ la voce cupa e profonda di Bishop, ed ha risuonato direttamente nella testa di Sylar.

Sylar scuote la testa come per scacciare un incubo ad occhi aperti. Ma è stata tutta un’illusione. La Baronessa è lì, che lo fissa con espressione innocente e perplessa.
“Cosa avete detto?” la aggredisce Sylar sollevandola dal terreno.
“Nulla… non ho detto nulla! Per pietà, cosa vi prende?” La Baronessa sembra atterrita.
“Niente… Niente…”. Sylar la lascia cadere al suolo, abbassando lo sguardo, sgomento. “Scusate. E’ tutto a posto, venite.”
La Baronessa è ancora diffidente e spaventata, e esita prima di accettare la mano che il mezzodrow le tende per aiutarla ad alzarsi. Ma poi alla fine l’afferra.

Sylar, Gandrell e la Baronessa Bellethee tornano insieme verso la villa immersa nella penombra.
Il cielo all’orizzonte si tinge ormai di blu cobalto. L’alba è vicina.
Nella villa, solo corpi esanimi senza vita rimangono a testimoniare la furia di quello che è accaduto nella notte. Giacciono morti Jarthon e i suoi sgherri, ratti mannari della Mano di Yartar. E Semmonemily della Società del Kraken, mutaforma intrigante. E Lord Melvin Draga, Custode del Ponte e Anziano del Consiglio di Everlund. E per la sua follia omicida, anche i suoi servitori sono caduti uccisi dalla sua stessa spada: il folle forse credeva di dover eliminare ogni testimone dei fatti avvenuti quella notte. Anche il povero messaggero proveniente da Sundabar, ferito a morte, non ha potuto ricevere le cure sperate ed ha esalato l’ultimo respiro. Intorno a loro, solo morte e silenzio. E nessuna traccia della donna che sono venuti a cercare, Lady Maristarre del Libero Nord.
Davanti alla villa, lungo la strada, giungono nelle loro armature argentee e coi vessilli ondeggianti al vento del mattino gli uomini dell’Armata della Valle.

Eppure, il sole già si sta levando dietro le montagne.
Quella luce, dopo una notte di oscurità e violenza, è come un messaggio di speranza per Sylar e Gandrell. La loro ricerca deve continuare. La loro avventura è solo all’inizio.

Annunci

Una Risposta to “Enigmi svelati”

  1. Zweilawyer Says:

    Non male Solido, non male…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: